TURISMO SOCIALE

Nella voce “turismo sociale” vengono raggruppate varie differenti tipologie di viaggio, abbastanza diverse tra loro a dir la verità, ma accomunate da un elemento condiviso, ossia la funzione appunto “sociale” dell’esperienza turistica. Vi sono infatti incluse le colonie estive per bambini e adolescenti, molto in voga nei decenni scorsi e oggi in ripresa, i gruppi vacanza per la terza età e i gruppi che comprendono persone con disabilità, con relativi familiari e accompagnatori. 
In realtà, il turismo sociale risponde anche alla necessità di socializzazione e incontro insita nella società stessa.
Si tratta di un momento di arricchimento culturale e personale, di promozione delle diversità culturali, un’azione mossa da un grande valore morale da parte degli enti impegnati in tal senso. Questa categoria è sorta da pochi anni e non trova ancora una specifica identità nel mercato del turismo, restando su uno sfondo piuttosto evanescente. C’è da dire che le informazioni a riguardo sono piuttosto limitate, così come gli stessi canali di trasmissione, a differenza di altre categorie “emergenti” che trovano sempre maggior peso come il turismo religioso
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Il turismo sociale affonda le sue radici sul principio di sostenibilità sotto molteplici aspetti dal punto di vista sociale, economico ed ambientale.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Numerosi sono stati i congressi sul tema del turismo sociale, sino alla costituzione di un vero e proprio BITS (Bureau International du Tourisme Social - 1963), un’associazione internazionale senza scopo di lucro, garante della qualità e delle finalità dei servizi turistici. Il successo di questa tipologia di turismo non è data esclusivamente dalle strutture, seppur di fondamentale importanza, ma, soprattutto, dal livello di soddisfazione degli utenti. E’ importante tener conto e rispondere ai loro bisogni, nonché creare trasparenza ed efficienza nei rapporti con gli operatori, impegnati continuamente nel garantire una certa empatia e disponibilità con tutti.
Si tratta di un turismo fuori dalle logiche di mercato, dal circolo d’élite, mosso da nobili valori, tenendo conto che viaggiare è un diritto di tutti, senza alcun tipo di restrizione. L’importanza del turismo e del diritto di godere del tempo libero viene tra l’altro sancito dal “Codice Mondiale di Etica del Turismo” (vedi senzafrontiere.com).

(Da https://www.guidaconsumatore.com/vacanze/turismo-sociale.html)

Nel 1996 la “Dichiarazione di Montreal” definisce il Turismo Sociale:
•    Creatore di società: perché si qualifica come fattore di coesione sociale che, volendo garantire a tutti l’accesso alla vacanza, lotta contro le disuguaglianze e contro l’esclusione di chi appartiene a una cultura diversa, dispone di minori mezzi finanziari, ha capacità fisiche ridotte o vive in un area in via di sviluppo.
•    Fattore di crescita economica: perché può garantire un costante flusso di persone (turismo giovanile, familiare, della terza età, delle persone a mobilità ridotta) e di investimenti, assicurando, così, lo sviluppo sociale ed economico delle regioni e delle comunità locali.
•  Attore dell’assetto territoriale e dello sviluppo locale: perché promuove un miglioramento presente e futuro dell’ambiente di vita, in considerazione della peculiare attenzione rivolta alla conservazione e alla tutela del territorio e dell’identità delle popolazioni locali. Le mete turistiche, favorendo l’incontro del viaggiatore con la cultura e la storia dei luoghi di destinazione, vengono protette da un modello consumistico, del tipo usa e getta, e vengono ridotti al minimo gli aspetti negativi degli impatti sociali, culturali e ambientali prodotti dai flussi turistici.
•  Partner nei programmi di sviluppo mondiale: perché guarda alla solidarietà internazionale, richiedendo nuove e più ampie forme di cooperazione e di integrazione (gemellaggi, protocolli d’intesa, ecc.). Nella conferenza di Stoccolma, i programmi delle Nazioni Unite e la Conferenza di Rio hanno ipotizzato correttivi finalizzati a ridurre le disuguaglianze tra paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo.
Il turismo sociale, oggi, non rappresenta più, esclusivamente, il turismo dei soggetti più deboli o delle categorie socialmente svantaggiate: l’attività turistica viene organizzata dalle associazioni e dalle strutture senza fini di lucro ed è rivolta a tutti i cittadini.
In Italia è ancora molto alta la percentuale di cittadini a cui è interdetto l’accesso al turismo: ciò è motivo di preoccupazione per coloro (attori NO-PROFIT) che, organizzati nelle associazioni del turismo sociale, desiderano garantire la partecipazione di tutte le fasce della popolazione, in particolare dei giovani, degli anziani e dei diversamente abili, ai servizi turistici e promuovere un turismo rispettoso dell’ambiente, delle culture e delle popolazioni locali.
Oltre a realizzare le condizioni per la piena accessibilità fisica alle strutture ricettive e/o di svago, è però necessario dar vita a programmi di accompagnamento responsabile e di integrazione socio-sanitaria. La qualità nel turismo sociale è data infatti non solo dalla valorizzazione e tutela del patrimonio storico, culturale e ambientale, ma anche dalla soddisfazione dell’utente/consumatore: è necessario tenere conto delle sue esigenze, della funzionalità e dell’organizzazione dei servizi, della trasparenza dei contratti e anche della formazione continua degli operatori.
Il nuovo paradigma di turismo sociale ha il fine di promuovere un turismo di qualità, non elitario, e considera ed integra sia componenti culturali che organizzative. Si tratta di un turismo fuori dalle logiche di mercato, dal circolo d’élite, mosso da nobili valori, tenendo conto che viaggiare è un diritto di tutti, senza alcun tipo di restrizione. 

(Da http://www.turismo-sociale.com/turismo-sociale/)

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